Lo zar venuto dal semifreddo

Oleksandr Anatoliyovych Zavarov

Oleksandr Anatoliyovych Zavarov

in ucraino Олександр Анатолійович Заваров

Centrocampista, nato il 20 Aprile 1961 a Luhansk, Ucraina, URSS

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“Non sono pazzo! Io sono stato vittima di un complotto.
I maledetti capitalisti hanno sacrificato me, Oleksandr Anatol’evic Zavarov, sull'altare dei loro sporchi interessi per mettere in ridicolo la Grande Madre Russia.
Il KGB d'altronde mi aveva dato informazioni dettagliatissime sulla famiglia
Agnelli, sapevo che "l'Avvocato" era amico personale di Henry Kissinger, eminenza grigia della Casa Bianca. Dietro il mio fallimento ci sono sicuramente loro, gli Americani. Non sono scuse le mie e lo capirete presto. Quando anche voi avrete tutti i fatti sotto gli occhi allora vi sarà chiaro com'è chiaro a me. Lasciate però che vi racconti un po' chi ero è da quale ambiente provenivo prima dell'arrivo in Italia.

Sono nato a Luhansk in Ucraina e sono Russo. Sono arrivato all'età di ventidue anni alla Dinamo Kiev, dove a comandare era il compagno colonnello Valerij Lobanovs'kyj. La Dinamo era il suo laboratorio. Ci era arrivato nel millenovecentosettantatre ad allenarla la Dinamo e prima ancora ci aveva giocato come attaccante. Aveva creato un modello di gioco vincente ed avveniristico.

L'Unione Sovietica primeggiava nello sport, non in tutti ma in molti sport. Il gioco del calcio era uno di quei pochi dove eravamo indietro e bisognava iniziare a vincere, anche lì. Non c'è propaganda migliore della vittoria per diffondere un'idea. Soprattutto dovevamo farlo prima di loro, degli Americani! Loro erano già arrivati prima di noi sulla luna, anche se io non ci credo. Tutto un fotomontaggio! Poi, volete mettere il fascino dei nostri cosmonauti!
Comunque, il compagno colonnello non lasciava nulla al caso, in campo non ammetteva variazioni, ti fulminava con uno sguardo. Grande preparazione atletica, studio delle reazioni fisiche e degli atteggiamenti mentali di noi giocatori. Qualche iniezione e tante pillole colorate. Lo schema di gioco è difendere in otto, attaccare in otto. Due soli difensori fissi che non oltrepassano la metà campo. Un nuovo calcio totale. La squadra inizia a vincere e convincere, non solo in patria ma anche in Europa, così gli alti dirigenti della Federazione Sovietica di calcio decidono di ergere la Dinamo a Nazionale. Ma quando dico questo intendo tutta la Dinamo, riserve comprese. Le partite casalinghe si dovevano giocare a Kiev perché la Dinamo Nazionale potesse sentire il calore necessario alla vittoria. Ci pensate: calore in uno stadio gelato quasi tutto l'anno! Non fosse stato per la vodka avremmo avuto ottantamila morti assiderati ogni partita della Nazionale e loro, gli Americani, sarebbero già alle porte di Mosca!
Ecco da dove arrivo, ed ecco in che ambiente sono cresciuto. Sono cresciuto in un laboratorio, come una cavia.

L'anno che mi cambia la vita è il millenovecentoottantasei. La Dinamo arriva a giocare la finale di Coppa delle Coppe contro gli Spagnoli dell'Atletico Madrid. Li stritoliamo. Čanov, Bezsonov, Baltača, Kuznjecov, Rac, Jakovenko, Jaremčuk, il compagno capitano Demjanenko, il numero nove, cioè io, Bjelanov e Blochin. La Nazionale Russa contro una squadra di club. Risultato tre a zero per noi. Segno anche una rete. Sono miglior marcatore del torneo insieme ai miei compagni Bjelanov e Blochin. Dopo qualche mese c'è la Coppa del Mondo da giocare in Messico e facciamo una buona figura anche in questo torneo: noi ci siamo e loro, gli Americani, no! Vinco il Premio come migliore calciatore sovietico e nella classifica finale del Pallone d'Oro arrivo sesto.

Mondiali 1990

Due anni dopo, nel millenovecentoottantotto, si gioca il Campionato Europeo in Germania Ovest. Arriviamo in finale contro l'Olanda. Se non fosse stato per un goal strepitoso di quel'lungagnone elegante, quel Marco Van Qualcosa... il mio amico Dasaev, tra una vodka e l'altra, ancora non ci dorme la notte!

Iniziano gli anni dalla perestrojka e della glasnost'. Il muro di Berlino sta per cadere e la tensione con il mondo occidentale inizia a farsi meno pesante. Dannatissima distensione. L'Avvocato Agnelli, loro amico, capitalista proprietario di una fabbrica di automobili e di una blasonata squadra di calcio, per scherzo decide che sono il giocatore ideale per sostituire il suo cocco Francese, Michel Platini. Iniziano le trattative. Io non ne so niente sino all'ultimo. Da quando è trapelata la voce di un mio passaggio nel corrotto Occidente, sono stato portato in una località segreta, dove hanno allestito delle simulazioni di vita quotidiana: non potevamo fare cattiva figura. Comunque la trattativa non deve essere stata una cosa facile. Noi giocatori eravamo dipendenti statali, quindi gli Italiani dovettero negoziare non solo con la Dinamo Kiev ma anche con il Ministero dello Sport. Comunque alla fine vengo pagato cinque milioni di dollari: due sono andati al Ministero dello Sport, due alla Dinamo Kiev e uno allo Stato. Queste cose le ho sapute dopo. Lo Stato invece mi ha detto subito che per proteggermi dai cattivi costumi occidentali vuole che l'ingaggio pattuito vada nelle sue casse, saranno poi loro a passarmi lo stipendio: un milione e duecentomila lire. La società in più mi darà la casa che era di Ian Rush, le spese scolastiche pagate per mio figlio, una FIAT Uno e dei buoni benzina.
Ho fatto il grande salto: giocherò per la Juventus e sarò il primo Sovietico a rappresentare il mio paese fuori dai confini patri.

Zavarov - Rui Barros - Laudrup

Il complotto ha inizio, cari amici. Avete notato qualcosa di strano sino adesso? No? Vi aiuto io!
Vogliono che sostituisca un mostro sacro come Platini. "Platini è stato un grande fuoriclasse, ma io non sarò da meno!" Vi sembra potessi dire una cosa del genere! Quello ha vinto tre Palloni d'Oro, io sono arrivato sesto una volta! Da queste parti lo conoscono come "le Roi"! Vogliono che indossi la sua maglia! La numero dieci! Io ho sempre giocato con la numero nove, non mi trovo bene con il dieci sulla schiena! Ma loro lo sanno, e fa tutto parte del piano. Devono mettermi in ridicolo. Vogliono caricarmi sulle spalle un fardello insostenibile. Nessuno può riuscire in quest'impresa. Loro lo sanno. E sanno che sarà un fallimento. E sanno che sarà il fallimento per la mia Unione Sovietica. Umiliare me significa umiliare il mio Paese! Per far crescere la tensione iniziano a chiamarmi "Zar". Pensano io sia stupido forse. Li so leggere i messaggi subliminali: allo Zar hanno tagliato la testa e così vogliono fare con me... spero metaforicamente!

Zavarov Juventus

"Per fortuna che c'è la Juventus a non farmi mancare nulla!"
Nemmeno questo ho mai detto! Sarei stato un pazzo! Non volevo mica mancare di rispetto allo Stato. Avrei dovuto fare autocritica e passare un po' di tempo in Siberia con qualche familiare! E poi, quale fortuna? La casa dite! Ma avete capito chi ci abitava prima di me. Ian Rush. Quel Gallese ubriacone dal naso spropositato! Mi ci hanno messo apposta in quella casa. Si saranno detti sghignazzando "se lo facciamo abitare nella stessa casa di Rush non ce la farà di sicuro". Alla Dinamo il compagno allenatore non diceva una parola, alla Juventus invece pure, c'è Dino Zoff, il portierone che ha alzato la Coppa del Mondo nel 1982. Vi rendete conto! Mi fanno allenare da un campione del mondo per sminuirmi. Per mortificarmi. Tutto questo per rendermi la vita un infermo.
La cosa che mi rattrista è che avevano ragione loro. Hanno distrutto me e la Grande Madre Russia. Tanta curiosità, troppe aspettative.

Non sono partito malaccio: due reti al Brescia in Coppa Italia, poi inizia il campionato e alla prima al Comunale di Torino goal contro il Cesena. Quest'inizio mi ha fatto pensare di essere più forte delle loro trame contorte. Poi nulla più, anzi, una rete contro il Napoli al cospetto del "Calcio", Diego Armando Maradona. Un guizzo d'orgoglio.

Zavarov Juventus

La stagione termina così. La gente che mi ride alle spalle, proprio quello che volevano loro! Ho già preparato i bagagli. Sento delle voci che dicono che vogliono mandarmi via. Magari dico io! Invece loro continuano a tenermi in scacco e per farmi dispetto mi comprano un compagno nuovo di giochi. un altro Sovietico. Il KGB mi aveva informato che doveva essere Mykhaylychenko, ragazzo interessante quello, ma loro sono riusciti a scoprire che ero stato informato e così all'ultimo è arrivato un altro. Sergej Alejnikov. Un cafone Bielorusso. Loro lo sapevano che a me i Bielorussi un po' sono antipatici, così hanno deciso di prolungare l'agonia! L'unica concessione che mi hanno fatto è stata quella di ridarmi il mio numero di maglia, il nove. Infatti di reti l'anno dopo ne ho segnate nove. Esatto, nove. In tutte le competizioni, certo, ma sempre nove. Se solo mi avessero dato il nove dall'inizio avrei fatto vedere loro di cosa ero capace e a quest'ora a sventolare sui pennoni ci sarebbe stata la bandiera rossa con falce e martello!

Ecco, amici, ora sapete come stanno le cose. Alla fine di quella stagione loro sanno di aver vinto e si disfano di me. Mi vendono ad una squadra Francese, il Nancy. Meglio così, mi dico, basta responsabilità, basata paragoni importanti. Carico la FIAT Uno con i miei bagagli e parto per la Francia, utilizzerò i buoni benzina. Almeno su questo li ho fregati. Arrivo a Nancy e parcheggio davanti alla sede sociale. Scendo dall'auto e mi avvio verso l'ingresso. Sulla porta ad attendermi il presidente con l'interprete. Mi accoglie a braccia aperte, mi saluta, mi porta dentro e mi indica una grande fotografia. "Vede Zavarov, lei sarà il nostro nuovo numero dieci. Lei sarà il nuovo Michel Platini!"
Maledetto Platini! Maledetto numero dieci! Maledetti loro! Maledetti tutti!”

Fotgrafie
  1. Oleksandr Zavarov in azione con la maglia dell'Unione Sovietica nell'estate del 1990, nel corso della partita contro il Cameroun durante il quattordicesimo campionato mondiale di calcio organizzato in Italia; la sfida terminerà 4-0 in favore dei russi - Pubblico Dominio tramite Storie di Calcio
  2. Il trio di stranieri della Juventus nella stagione 1988-1989; da sinistra: Oleksandr Zavarov, Rui Barros e Michael Laudrup. Pubblico dominio - Fonte Mondial, nº 103, ottobre 1988.3 tramite Wikipedia
  3. Oleksandr Zavarov, in azione con la maglia della Juventus . Pubblico dominio - Fonte Aleksander Zavarov, legioner.kulichki.com tramite Wikipedia
  4. Zavarov e Maradona (Ravezzani) Corriere.it
Le parole liberamente attribuite a Oleksandr Anatoliyovych Zavarov sono state ricostruite attraverso libri, interviste e altre fonti storiche, sono ispirate a fatti realmente accaduti e in seguito romanzate.