Carlo Z.

Avete presente quel lembo ti terra che dalla Lombardia si insinua prepotente fra il Veneto e la Romagna? Quella specie di “no man’s land”? Ecco io sono nato lì, dov’è, o se preferite dove non è Sermide. Patria del melone. Era il millenovecentosettantasei e da allora ne è passata di acqua nel gran fiume Po.
Ma ne è passata così tanta che adesso si è trasformata in quella del Tamigi, sulle cui rive vivo con tutta la famiglia al seguito.
Al calcio ci ho giocato, ma ad oggi, sinceramente, non ho ancora capito quale sia il mio posto in mezzo al campo.
Confucio ha detto: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita.” Ecco, io ho sempre avuto la passione per la visualizzazione dei dati, la curiosità di come renderli più accattivanti agli occhi della gente e l’ho fatta diventare il mio lavoro.
Tra un dato e un numero poi seguo la mia squadra del cuore, la Juventus, sempre e comunque!
Sogno di incontrare Roberto Baggio.
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Francesco M.

Nasce nel capoluogo di regione più alto d’Italia il sei agosto del millenovecentosettantaquattro. Libero pensatore delle risorse umane per campare amante di calcio in generale, innamorato della “Vecchia Signora” in particolare. Ha un sinistro molto molto educato, a stento arriva a calzare il trentotto, una grande visione di gioco e una certa confidenza con il goal.
Vive a Milano e oltre al pallone, lo appassiona l’antropologia, la letteratura anglo americana, Twain, Hemingway, Henry Miller, il buon cinema, Hitchcock, Kubrick, Monicelli, gli immortali attori Italiani Mastroianni, Gassman, Sordi e Tognazzi, il poliziottesco, il profumo delle pagine dei libri, il vino, la fotografia, viaggiare, i quadri di Hopper, la musica di Miles Davis e John Coltrane, il mare, i Pink Floyd, i Led Zeppelin, i Kraftwerk, il “Bolero” di Ravel e “Rhapsody in Blue” di George Gershwin… e poi, in definitiva, come diceva Pier Paolo Pasolini: “[il calcio] è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”.
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Rocco F.

Io non c’entro niente, o quasi, lo giuro.
Poi io sono “nerazzurro”, dell’Internazionale.
Facevo il difensore centrale. Una volta, giocavo nella squadra del mio paese, Campomaggiore in provincia di Potenza, dovevo marcare un attaccante che era una cosa terribile. Finte, controfinte. L’arbitro non mi dava tregua. Durante un calcio d’angolo l’arbitro mi dice: “Cinque non usare le mani! Questa è l’ultima volta che te lo dico!” Cosa potevo fare? Ho avuto un lampo di genio! Ho allargato le braccia che sembravo il Cristo del Corcovado e ho messo il mio piede su quello dell’attaccante. Il pallone è partito e io ho schiacciato. Quello cercava di muoversi, sbraitava, gridava. L’arbitro ha visto che avevo le braccia larghe. Ha fischiato un fallo. In nostro favore, e l’ha pure ammonito!
Ecco, non li ho certo ispirati con le mie gesta calcistiche questi due nerd! Io, da buon vinaio, li ho tirati su a Montepulciano e Cabernet Sauvignon. Questi due Fútbolismo lo hanno trovato sul fondo delle mie bottiglie. Credete a me. Sul fondo di ogni bicchiere ce n’era un pezzetto. Seduti nella mia cantina milanese, Il Torchio si chiama, è nato questo progetto… ecco perché in parte lo sento anche un po’ mio!
Nonostante siano due “gobbi”.
Alla salute di Fútbolismo!
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Fotgrafie
  1. "the real rules of the game: the person who's ball it is decides who plays" di Francesco Mistrulli - flickr